I Tutori nella Riabilitazione del Polso - La Chirurgia della Mano

I tutori nella Riabilitazione del Polso

– RIABILITAZIONE

Quando parliamo di splint o tutori ci riferiamo ad apparecchi che applicati sopra o attorno ad un segmento leso aumentano, migliorano o controllano una funzione compromessa.

Qual è il loro obiettivo?

L’obiettivo dei tutori nella patologia del polso si diversifica a seconda dell’indicazione scelta: può essere di protezione e corretto posizionamento di strutture lese o infiammate, può aiutare nel recupero del movimento utilizzando leve dinamiche, può sostituire una funziona persa o deficitaria, può servire come feedback per guidare un movimento specifico.

Come sono fatti?

I tutori vengono costruiti utilizzando materiale termoplastico scaldato a bassa temperatura (75°) e devono essere confezionati da terapisti specializzati. Lo splint, fisso o removibile, può essere utilizzato per patologie legamentose, infiammatorie tendinee, di sovraccarico muscolare, artrosiche degenerative o fratture, sia per il trattamento conservativo che post chirurgico.

Quali sono i materiali?

L’utilizzo di materiale termoplastico per il confezionamento dei tutori non è un concetto nuovo: già negli anni ’70 fecero l’apparizione i primi materiali utilizzati a bassa temperatura, e una decina di anni dopo furono disponibili sul mercato alcuni dei prodotti che si utilizzano anche al giorno d’oggi, seguiti a ruota dall’introduzione del neoprene.

In questo sviluppo, sono cambiati anche i parametri e le metodiche di costruzione; da tutori grezzi e costrittivi si arriva al concetto di tutore “low profile” che rappresenta caratteristiche di ergonomia, praticità, comfort, con rispetto sia delle strutture da proteggere ma soprattutto di quelle che devo essere lasciate libere.

Nel confezionare tutori per il polso, è più che mai fondamentale che vi sia un’adesione il più possibile completa a questa filosofia: sulla base delle conoscenze anatomiche e biomeccaniche, il terapista deve saper immobilizzare solo i singoli distretti interessati dalla patologia per non incorrere in conseguenze secondarie dovute da una scorretta immobilizzazione come rigidità articolari, punti di pressione, edemi localizzati fino ad arrivare a situazioni più gravi come l’insorgenza dell’algodistrofia.

Dopo un trauma o un intervento chirurgico al polso la mano si può gonfiare, causando dolore e impotenza funzionale: in questi casi è d’obbligo dare al paziente alcuni esercizi da eseguire con le dita per ripristinare da subito il movimento completo, controllando l’immobilizzazione in modo che non diventi stretta e promuovendo l’utilizzo del ghiaccio; anche la più minima disattenzione o leggerezza da parte del medico o del terapista nella gestione del tutore può portare a gravi conseguenze ed è quindi consigliabile fissare follow up di controllo costanti.

Le Tecniche di Mobilizzazione del Polso

Sono molteplici le competenze di terapia manuale che un terapista può acquisire, a seconda dei corsi di aggiornamento e approfondimento proposti sul territorio. Nonostante la specificità del proprio bagaglio personale, esistono delle basi teoriche dalle quali non si può prescindere e che appartengono anche all’ambito della riabilitazione del polso.

A seconda della patologia, del trattamento deciso (conservativo-chirurgico) e della tempistica della presa in carico il terapista sceglie quali siano le tecniche più adatte per:

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Recuperare gradi di movimento articolare;

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Recuperare forza muscolare;

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Migliorare la funzionalità.

Mobilizzazione Attiva e Passiva del Polso

In generale, si identifica in mobilizzazione attiva ciò che il paziente riesce a fare da solo, cioè la variazione dell’angolo di movimento causata dalla contrazione dei propri muscoli; in mobilizzazione attiva assistita un lavoro sinergico tra il controllo manuale del terapista e il lavoro attivo del paziente; in mobilizzazione passiva la variazione di movimento articolare data da una forza esterna, come la mano del terapista.

Negli ultimi anni l’evoluzione delle tecniche chirurgiche ha portato a una riduzione drastica dei tempi di immobilizzazione che seguono un intervento al polso: concetti di mini invasività, artroscopia e riparazione in un tempo unico hanno necessariamente previsto un adattamento anche delle competenze riabilitative da mettere in atto. Da qui, la necessità di strutturare un corretto programma di lavoro con movimenti specifici dedicati e personalizzati che il terapista imposta anche da dare al paziente al domicilio che, correttamente istruito, gestisce il tutore di protezione e gli esercizi nelle ore della giornata.

Post-Operatorio

Solitamente in una fase acuta post intervento, in caso di inizio immediato della riabilitazione, il paziente potrà fin da subito avere un protocollo personalizzato di mobilizzazione attiva dei distretti in esame per fare in modo che vi sia un più veloce ripristino del movimento nel rispetto delle strutture lese. Successivamente, con la conferma radiografica, si potrà passare a una incremento in termini di carico di esercizi più importante fino ad arrivare all’utilizzo della mobilizzazione passiva nella fase avanzata per il recupero completo del movimento.

Il riallenamento muscolare segue anch’esso la tempistica della guarigione tissutale: viene utilizzato per ristabilire un movimento deficitario, magari secondario a un trauma o un’immobilizzazione, dovuto a una ipotrofia o amiotrofia muscolare. Può essere messo in atto tramite tecniche specifiche di rinforzo ed utilizzo di elettrostimolazione, di solito in una fase secondaria post acuta.